sabato 7 dicembre 2013

Tortelli di zucca con guanciale, porro caramellato e noci.


Appena tornati da Parigi ti assale una gran voglia di pasta. Vuoi mangiare pasta, solo pasta in tutte le salse. E così ho tirato fuori la vecchia ricetta della nonna dei tortelli di zucca. Se volete sapere tutto sui tortelli di zucca e sulla diaspora degli ebrei dalla corte dei Gonzaga leggete qui e scoprirete che i tortelli di zucca si sono spostati con gli ebrei nelle varie città del nord e che in ogni città il ripieno si è modificato recuperando gli ingredienti locali. A Reggio Emilia ad esempio hanno aggiunto gli amaretti e tolto la mostarda che invece ritrovate a Mantova.
Ma i tortelli di zucca sono per noi il piatto tradizionale della vigilia di Natale, quando dopo una lunga giornata di digiuno finalmente ci si siede tutti a tavola.
Il vero amante dei tortelli di zucca era mio nonno Gigetto, quello che con il barroccio tirato da un cavallo molto paziente e tornava a casa tutte le sere ubriaco,  ne andava pazzo e li voleva conditi solo con burro fresco, una fogliolina di salvia e una spolverata di parmigiano reggiano invecchiato almeno 36 mesi. Ma il suo piatto preferito, quello che nei pomeriggi d'inverno lui si preparava sempre, era l'uovo al tegamino, che dopo anni ho ritrovato nelle pagine ne L'uovo alla kok di Aldo Buzzi. Aveva un vecchio tegamino sbrecciato dove ci stavano perfettamente solo due uova. Arrivava a casa con due uova ancora calde prese nel pollaio, metteva un po' di burro nel tegamino, lo lasciava imbrunire e poi rompeva le uova, prima lasciava scendere il bianco e  dopo un po' il rosso. Appena il bianco si addensava, toglieva il tegamino dal fuoco e metteva un pizzico di sale e, se per caso era stagione, una grattugiata di tartufo bianco (che teneva sempre in tasca e quando si muoveva lasciava scie di profumo intensissimo di tartufo) e se le mangiava con del pane bianco e un bicchiere di vino rosso, molto forte, fatto da lui. Io da bambina desideravo da morire quelle uova al tegamino che, chiaramente, non ho mai assaggiato perché mio nonno ha sempre cucinato solo le sue due uova al tegamino. 

domenica 24 novembre 2013

Sfincione


Lo sfincione si mangia a Palermo. Si tratta di una sorta di pizza molto saporita che si compra alla tavola calda. Nella ricetta sono presenti due ingredienti fondamentali della cucina siciliana: le acciughe e il cipollotto. Qualche giorno fa, dopo tanto tempo che non lo mangiavo, l'ho trovato da un frutta e verdura siciliano vicino casa. Ne ho comprato un pezzo che ho divorato nel tempo che si impiega a camminare cinque metri con una busta pesante di verdure in mano, ma non mi è bastato. Allora ho detto a una persona di mia conoscenza, piena di curiosità e intuizione, di provare a prepararlo in casa. La sera successiva, ecco pronto quello che vedete in foto: un succulento sfincione palermitano preparato da un abruzzese in un autunno bolognese!

Vorrei approfittare di questo post per consigliarvi un saggio molto interessante, scritto dalla filosofa Marìa Zambrano. Si intitola Filosofia e poesia, edizioni Pendragon 2010, Bologna.
E lei è questa qui:




lunedì 11 novembre 2013

Ciambelline di pane ai semi di finocchietto




Un gusto di colazioni altoatesine, piccoli panini buoni con il dolce, ma a mio avviso ancora meglio con il salato, perfetti con gli affettati, sublimi con lo speck.

Una poesia di Nina Cassian, di cui Adelphi ha appena pubblicato una raccolta con un titolo molto bello che mette insieme le poesie rumene e quelle in inglese scritte  in seguito al trasferimento a New York.




L'esecuzione ha luogo ogni giorno

Ti sento sotto la lingua
come una pasticca omeopatica
che si unisce alla mia saliva,
ai miei umori più intimi,
al mio plasma e all'ectoplasma.
Amore mio mai visto prima,
da così tanto tempo mai più visto...
... (sono i miei ultimi pensieri,
scossa dalle migliaia di volt
della nostalgia
- una sedia elettrica).

domenica 3 novembre 2013

Brownie con noci e mandorle / La più buona colazione del mondo


Cosa c'è di meglio di una torta al cioccolato al mattino appena alzati? E cosa c'è di meglio di una colazione già pronta, quando ancora addormentati vi infilate, scalzi, in cucina?
Ecco oggi vi proponiamo un libro, uno spazio dove ora c'è una mostra da non perdere e la ricetta dei classici brownie al cioccolato con noci e mandorle.
Il libro le vedete già dalla foto ed è "La più buona colazione del mondo" scritto da Giovanna Zoboli e illustrato da Massimo Caccia e se volete scoprire come è nato vi consiglio di leggere questo post nel blog dei Topipittori. Libro che consiglio per chi ama i libri dove si realizza l'incontro perfetto tra immagine e parola. Tutto succede in una mattina in cui in una cucina c'è un gran movimento - anche se sembra tutto fermo e immobile - di strani animali che amorevolmente stanno preparando la più buona colazione del mondo a un lettore che non si è ancora svegliato del tutto.
Lo spazio è Zoo (a Bologna in Strada Maggiore, 50), nato da cinque amiche con  grandi passioni,  e potete trovarvi la mostra del libro di Massimo Caccia (fino al 24 novembre), fare nella Bakery la più buona colazione del mondo, comprare un albo illustrato e un giocattolo di legno, misurarvi un vestito di sartoria e trovare filati e merceria nel corner di design tessile, partecipare, soli o con i vostri bambini, a laboratori e workshop di grandi artisti, e infine stare sedute a oziare mentre vi immergete nelle grandi tele di Caccia e mangiate una fetta di  torta appena sfornata.
La ricetta della torta al cioccolato, per meglio dire, dei brownie, l'ho trovata nel libro del maestro pasticcere Maurizio Santin, "Pasticceria le mie ricette di base". Libro necessario per chi vuole iniziare a fare della vera pasticceria.

sabato 19 ottobre 2013

Pasta al pesto di (ultimi) peperoni e mandorle


Vi propongo questo pesto gustoso preparato con gli ultimi peperoni della stagione. Il colore vivo è utilissimo come rifugio, per lasciare fuori il bianco-nulla tipico del cielo bolognese.

E una poesia di Vladimir Holan.



Eodem anno pons ruptum est


La gioia!

Esiste, esiste veramente, esiste in realtà!
E lui l'ha provata, e non quella impietosa
che ci cade addosso con così sùbita violenza
da spegnere in noi il fuoco che nessuno custodisce
o come vertigine che alla luce doppia dell'ironia
porta a noi la bottiglia, e scarpine che muovono alla danza
oh no, la sua gioia era sommessa, semplice, senza motivo,
non affidata per un attimo ma piuttosto donata,
gioia dell'uomo che passa sopra il ponte e
continuerà a cantare...
Ma basterebbe che il vento
gli gettasse sulle spalle una foglia secca
e il ponte, di colpo, non reggerebbe il peso...


Vladimir Holan

domenica 13 ottobre 2013

Melanzane con mozzarella e basilico / Alice Munro premio Nobel per la letteratura


L'estate sta per andarsene e restano ancora pochi giorni di sole e poche verdure estive da finire prima che il freddo ci faccia venire una gran voglia di zuppe calde e sostanziose. Questa è una vecchia ricetta un po' rivisitata della classica melanzana alla parmigiana. Invece che fare strati e strati di melanzane e pomodoro e mozzarella e parmigiano qui ho pensato di fare tanti involtini pieni di ogni cosa, così che a ogni morso si sprigioni un caleidoscopio di sapori e profumi.
Venerdì é stata annunciato  il Nobel per la letteratura ed è con grande piacere che ho scoperto essere una delle più grandi autrici viventi di racconti:Alice Munro
Di lei ho letto praticamente tutto e proprio in questi giorni stavo rileggendo una sua raccolta: Le lune di giove, edito come sempre da Einaudi e tradotto da Susanna Basso. Uno dei miei racconti preferiti si trova in uno dei suoi primi libri usciti in Italia, Nemico, amico, amante e si intitola Il ponte galleggiante, in cui si racconta di una donna malata di cancro che bacia, in una pausa dal suo dolore, un giovane ragazzo su un ponte galleggiante.  "Quello che provava era una specie di leggerezza indulgente, quasi una voglia di ridere. Un fremito di affettuosa ilarità, che ebbe il meglio su tutto il dolore e il senso di vuoto, per il momento." E così finisce il racconto con questo fremito ilare in una donna che sa godere di una pausa, di un piccolo ponte galleggiante che sa offrire momenti di gioia anche a chi sembra non poterne godere più.
Alice Munro, donna riservatissima che è riuscita a far coincidere perfettamente la sua vita di donna con quella di scrittrice, di sé diceva«Non ho alcun talento, non sono un'intellettuale e come casalinga me la cavo piuttosto male, quindi nulla può disturbare la mia attività»




domenica 6 ottobre 2013

Crema di piselli con menta e pomodorini confit/ Via Castellana Bandiera



In questa prima domenica d'autunno il desiderio di una zuppa calda e avvolgente mi ha fatto cucinare questa profumatissima crema di piselli e menta. I piselli erano quelli dell'orto sgranati con amore e messi nel freezer in primavera, la menta quella selvatica che si trova nelle campagne in questi giorni, i pomodori gli ultimi rimasti sulla pianta. Il mix era perfetto, se ci fosse stata anche una bella stufa a legna sarebbe stato impeccabile.
Oggi voglio consigliarvi un bel film ancora nelle sale in questi giorni. Un film di Emma Dante, drammaturga, regista e attrice di teatro di ricerca. Il film ha una storia molto breve, racconta di una coppia di donne in macchina a Palermo che stanno andando a un matrimonio. Una, Emma Dante, è palermitana e quindi per lei si tratta di un ritorno a casa, l'altra invece si trova a Palermo per la prima volta. Il cuore del film è una strada, Via Castellana Bandiera,  dove due macchine si incontrano e restano bloccate. Una è la loro, l'altra quella di una donna anziana residente nella strana. Qui, in una atmosfera che ricorda il cinema western, le due donne protagoniste, quella che torna a Palermo e una vecchia, che per tutto il film non dice una parola, si fronteggiano e nessuna delle due vuole lasciare il passo all'altra. È tutto un gioco di sguardi e di memorie che riaffiorano piano piano. La strada nel frattempo si anima e mostra tutte le sue brutture ma ha anche, nelle persone che la abitano, gesti di solidarietà. Chi non capisce è la compagna della protagonista, che arriva dal nord e che non riesce a entrare nei meccanismi del luogo. Per Emma Dante questo film è stato un  mettersi a nudo e lo scontro con l'anziana è diventato il modo per ritrovarsi: «Per Rosa lo scontro con lei è anche l'occasione per riflettere, fare il punto con se stessa. Se ti fermi davanti a un essere umano non puoi che guardarlo negli occhi, cosa che nella vita non facciamo più, non abbiamo tempo. Rosa ha tempo e, attraverso l´osservazione dell´altra, riscopre se stessa. E forse evoca l´immagine della madre, che non ha più visto da quando ha lasciato Palermo e della sua famiglia, che non accettava la sua omosessualità, non la capiva».