Un dolce cremoso che ricorda i tempi passati e che fa venire voglia di coccole e di tempi lunghi distesi su un'amaca a leggere. E la lettura di oggi arriva fresca fresca dal premio del Lo Straniero, rivista diretta da Goffredo Fofi, che si è appena svolto a Santarcangelo dei teatri. Quest'anno il premio ha portato alla ribalta ben cinque scrittori e alcuni di loro anche molto giovani. Tra i cinque spiccava Carola Susani con questo suo bel libro"Eravamo bambini abbastanza", . La storia si racconta in pochissime parole: è il viaggio di un gruppo di bambini nell'Italia sgarrupata e poco felice dei giorni nostri. Viaggio fatto insieme a un ladro di bambini, personaggio demoniaco che non a caso zoppica. I bambini di età molto diverse mostrano tutte le contraddizioni e la complessità dell'infanzia. Non sono bambini buoni e non sono nemmeno cattivi, sono bambini e proprio per questo crudelissimi quando serve. E' un libro che non rassicura ma che anzi ci pone di fronte a una realtà durissima da accettare: questi bambini preferiscono vivere una vita di stenti e difficile per strada piuttosto che nelle nostre calde e accoglienti case. Ci mettono in guardia dal pensare che i bambini siano felici solo nel momento in cui tutto è perfettamente in ordine, tutto è noiosissimamente perfetto.
mercoledì 18 luglio 2012
Zuppa inglese con polvere di nocciole/ Carola Susani
Un dolce cremoso che ricorda i tempi passati e che fa venire voglia di coccole e di tempi lunghi distesi su un'amaca a leggere. E la lettura di oggi arriva fresca fresca dal premio del Lo Straniero, rivista diretta da Goffredo Fofi, che si è appena svolto a Santarcangelo dei teatri. Quest'anno il premio ha portato alla ribalta ben cinque scrittori e alcuni di loro anche molto giovani. Tra i cinque spiccava Carola Susani con questo suo bel libro"Eravamo bambini abbastanza", . La storia si racconta in pochissime parole: è il viaggio di un gruppo di bambini nell'Italia sgarrupata e poco felice dei giorni nostri. Viaggio fatto insieme a un ladro di bambini, personaggio demoniaco che non a caso zoppica. I bambini di età molto diverse mostrano tutte le contraddizioni e la complessità dell'infanzia. Non sono bambini buoni e non sono nemmeno cattivi, sono bambini e proprio per questo crudelissimi quando serve. E' un libro che non rassicura ma che anzi ci pone di fronte a una realtà durissima da accettare: questi bambini preferiscono vivere una vita di stenti e difficile per strada piuttosto che nelle nostre calde e accoglienti case. Ci mettono in guardia dal pensare che i bambini siano felici solo nel momento in cui tutto è perfettamente in ordine, tutto è noiosissimamente perfetto.
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lunedì 9 luglio 2012
Spaghetti con barba del Negus, olive greche, tonno e limone
Dalle mie parti la barba del Negus si chiama "misericordia" e in generale questa verdura cambia nome a seconda del luogo. Provo una forte attrazione per quest'erba, per i suoi nomi cangianti, per la consistenza che ha, la forma.
Ho pensato di prepararci uno spaghettino veloce e fresco, da gustare mentre fuori imperversano Caronte e Minosse, abbinandoci un leggerissimo vino freddo tipo Trebbiano o acqua ghiacciata con fette di limone e limetta.
Inoltre voglio farvi conoscere Abdulah Sidran, poeta bosniaco, con il brano di una poesia tratta dalla raccolta Il grasso di lepre, Edizioni Casagrande, con una mia foto di Sarajevo dall'alto, scattata anni fa durante un bellissimo viaggio in macchina attraverso Croazia, Bosnia e Serbia, posti ancora fortemente segnati da Storia e guerra e, per questo motivo, fortemente "narranti".
Questa notte è irreale, silenziosa come l'inferno
che non esiste. Il mondo, le case, le cose
sono annegati nell'olio. E' il momento giusto per gli irresoluti:
bisogna scendere in punta di piedi per le scale marce,
bisogna toccare con la mano questo muro, quest'olio,
bisogna dire: Andiamo, anima mia, a prendere le armi!
(...)
Abdulah Sidran, da "Gavrilo vaneggia nella notte alla vigilia dello sparo"
lunedì 2 luglio 2012
Tortelloni verdi. Quelli della nonna Amedea
Eccoci qua, a rispolverare un vecchio piatto di famiglia e a raccontarvi come è nato.
La nonna Amedea veniva da una lunga tradizione di street food, o meglio cibo di strada, o meglio ancora cibo da fiere. Quelle di bestiame e poco altro, perchè quando eravamo contadini e poveri le poche cose che si potevano comprare o barattare erano animali e uova con lo zucchero e il sale che chiaramente erano gli unici ingredienti che mancavano nelle famiglie. Mia nonna fin da bambina (una volta i bambini lavoravano e non era sfruttamento minorile, ma un altro modo di crescere) accompagnava suo padre nelle fiere e insieme cucinavano i classici piatti da strada. Secondo mio padre, che come lei ha sempre avuto grandi capacità culinarie, la sua vera specialità erano le frittelle di baccalà, capaci di resuscitare i morti, a quanto si diceva in famiglia. L'altro grande piatto era lo gnocco fritto che si gonfiava e sfrigolava nella padella dello strutto bollente. Mia nonna girava con suo padre di fiera in fiera con la sua cucina mobile; da bambina me la immaginavo un po' come Remì che si fa tutta la francia di paese in paese con un vecchio un cane e una scimmia. Mia nonna però mi diceva che lei di scimmie non ne aveva mai viste. Dai cibi per strada, dopo il matrimonio con mio nonno Luigi, è passata alla conduzione di un bar-trattoria-generi alimentari (così venivano chiamati i negozi dove si poteva trovare di tutto, dal sapone al sale allo zucchero all'olio per le lampade al vino rosso che macchiava le tovaglie). La trattoria-bar-generi alimentari si trovava sulla strada della transumanza, e mia nonna cucinava piatti poveri e solo per i passanti, perchè allora non c'era la moda di andare "fuori a cena". Il paesino si trovava sul Passo delle Radici, il fiume Secchia costeggiava tutto il paese, e spesso spaventava noi bambini con le sue piene e i suoi rigonfiamenti. Sembrava voler spazzare via tutto il paese ed è proprio per questo che ad un certo punto gli uomini hanno deciso di costruire il muro da cui poi prenderà il nome il paese: Muraglione. Finita la transumanza e iniziato il boom economico, il piccolo bar-trattoria-generi alimentari iniziò a preparare i pranzi dei matrimoni del paese. Ora finalmente c'erano un pò di soldi e si potevano organizzare piccole feste matrimoniali con pranzi dalle tante portate, molto simili alle vecchie sagre di paese. E qui anche mio padre iniziò l'arte della cucina: nel vecchio album di famiglia ho ritrovato un po' di foto dove si vede mia nonna con mio padre molto giovane. Da bambina la mia foto preferita era quella di mio padre con il ciuffo alla Elvis che teneva in mano un grande castello fatto di croccante. E io, trasognata di fronte a tale meraviglia, ho sempre sperato che anche al mio di matrimonio la nonna e mio padre mi preparassero un vero castello di croccante da offrire a me, regina per un giorno. Il sogno chiaramente non si è mai realizzato.
Le portate non erano tantissime, ma mai si potevano modificare, si iniziava con i tortellini in brodo, si passava ai tortelloni verdi, fatti con molte erbe e poca ricotta e non come si fanno a Modena con tanta ricotta e poche erbe, il lesso con la salsa verde (mio padre dichiara di avere una ricetta segretissima che non ha ancora passato a nessuno dei suoi figli), gli arrosti di coniglio e pollo, le tante torte tra cui le due regine, quella nera di mandorle e cioccolato e quella bianca di mandorle e tagliatelline. Quest'ultima è sempre stata per me una tragedia, perchè si prepara con molta lentezza e precisione e io da ragazzina, quando ho iniziato ad aiutare in cucina, non avevo né pazienza né precisione. Infine tutto veniva avvolto dalla morbida crema di una sontuosa zuppa inglese che, bagnata di rosso alchermes, a noi bambini faceva pensare al sangue delle tante ginocchia sbucciate per correre tra una portata e l'altra nel cortile a giocare a stella, a nascondino o a palla avvelenata. Non so come facessero i grandi allora a mangiare tanto e per così tante ore, ma so con certezza che, per noi bambini, questi infiniti pranzi erano momenti di scarso controllo da parte dei grandi e quindi di grande libertà e che facevamo a gara a chi si sbucciava per primo le ginocchia senza versare una lacrima di dolore.
E ora veniamo ai tortelli che ho fatto in un sabato bollente con mia sorella e con la stessa vecchia ricetta della mia amata nonna. Se non avete il tempo per prepararli, la stessa ricetta la potete trovare nei tortelli della Gastronomia Piccinini che ha recuperato la ricetta di mia nonna.
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mercoledì 27 giugno 2012
Pasta al tonno fresco e asparagi/ Osnabrück di Mariagiorgia Ulbar
Quando si sta tanto tempo lontano dall'Italia, l'amore per la pasta cresce a dismisura. E così mi sono fatta una bella pasta tipicamente italiana e primaverile, con i prodotti presi nei mercatini di Campi Aperti, l'associazione che raccoglie tanti piccoli produttori e che riesce a saltare tutte le storture della Grande Produzione che genera sfruttamento e insensati profitti che non arrivano mai ai produttori.
Vicino a questa pasta fresca e molto estiva vorrei proporvi una plaquette di pochissime pagine ma di grande intensità.
Osnabrück, poemetto in versi che racconta di una strage avvenuta proprio a Osnabrueck, una città nella regione del Niedersachsen, in Germania che tra il 1561 e il 1639 fu scenario di un’imponente caccia alle streghe. Oltre trecento donne furono processate per crimine di stregoneria e condannate al rogo. Ma mentre leggiamo questo atroce fatto di cronaca di violenza sulle donne, ci accorgiamo che si sta parlando a noi oggi e delle tante violenze che le donne giorno dopo giorno devono subire. Il libro è un'autoproduzione arricchita da alcune intense immagini di Andrea Bruno. Lo potete trovare presso la libreria indipendente Inuit di cui presto vi parlerò, riguardo a una interessante operazione per sdoganare i libri dalle solite reti degli editori e distributori e per dare vita e voce a giovani autori molto interessanti che nel mercato editoriale non avrebbero nessuna possibilità di uscire.
Era sempre notte quell'anno
il nero dei boschi e le cantine
dove stavamo nascoste tutte insieme
grigie incenerite
di resti di fuochi attizzati per far luce
e un po' di caldo (...)
(Qui il testo intero)
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mercoledì 20 giugno 2012
Tofu e coste di bietola con curry vert thai/ Stig Dagerman
Dopo lunghi viaggi, dopo essere passata dai 35 gradi di Policoro (piccola città sul mare della Basilicata del cui bel festival per bambini Baloon vi racconterò presto) ai 15 gradi di Stoccolma, dove ho trascorso più tempo nelle biblioteche che nei negozoi di souvenir, sono finalmente a casa e finalmente a cucinare. Quando si viaggia si ha il piacere di assaggiare i piatti locali e di mangiare -alcune volte anche bene, ma poi si sente sempre il desiderio di tornare a casa a mangiare le solite sane cose che ci prepariamo tutti i giorni. E quindi il tofu con le coste delle mie bietole dell'orto sinergico di Prunaro. Insieme a questa ricetta molto semplice di tofu vorrei segnalarvi un grande scrittore svedese (a Stoccolma mica potevo non leggere uno scrittore svedese): Stig Dagerman, anarchico, intelettuale di culto della letteratura nordica, considerato il "Camus svedese". La raccolta di racconti "I giochi della notte" inizia con due racconti d'infanzia,il primo che dà il titolo al libro racconta di avventure notturne (solo pensate e mai fatte davvero) di un bambino che vuole salvare il padre dall'alcolismo e dalla distruzione della coppia. Il secondo, un vero e proprio capolavoro, racconta una giornata di una famglia di contadini che aspettano il ritorno della sorella del nonno, stata per ben 30 anni in America. L'occhio che scruta e racconta è sempre quello di un bambino che nota le stranezze degli adulti e la loro incapacità di essere adulti. Bambini soli anche quando intorno a loro ci sono famiglie numerose. Nell'attesa il bambino che osserva vede dipanarsi davanti a sè tutte le età della vita, l'infanzia di cui lui è protagonista, la gioventù con i suoi amori, l'età adulta e le sue disperazioni, fino alla vecchiaia con i riti che si fanno sempre più necessari senza nessuno che però li comprenda. "Sei tu il ragazzo senza papà?"dice fra le altre cose, guardandomi a lungo in faccia.
Io chiudo un attimo gli occhi e stringo i denti. Posso anche capire che lo sappiano a scuola che sono senza papà ma che lo si sappia in tutta l'America! Mi pare spaventoso che non so come farò a sopportarlo."
Stig Dagerman, I giochi nella notte, Iperborea
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sabato 16 giugno 2012
Gnocchi ripieni di formaggio con burro profumato di salvia e semi di papavero
Fare gli gnocchi è sempre difficile, bisogna avere le patate giuste e saper dosare perfettamente patate e farina. Gli gnocchi perfetti non devono sciogliesri in acqua ma nemmeno essere duri come i sassi. Per questo per questa ricetta ho utilizzato gli gnocchi al formaggio della Gastronomia Piccinini: se leggete la filosofia di questa azienda che da familiare è diventata una piccola azienda virtuosa, scoprirete come in Italia le eccellenze sono spesso piccole e poco visibili. Questi gnocchi hanno la giusta consistenza: morbidi dentro e sodi fuori. Visto che erano già ricchi di per sé, non ho fatto un sugo saporito che potesse coprirne i sapori ma un leggero burro profumato di salvia (presa direttamente dal mio orto sinergico) e li ho spolverati con una bella manciata di semi di papavero che hanno aggiunto al piatto un po' di consistenza.
Oltre a questi gnocchi vorrei consigliarvi un libro di racconti di una grande scrittrice di cui vi ho già parlato, perchè è l'autrice dei Mumin, incredibili personaggi di storie a fumetti e di narrativa: Tove Janson. Il libro è La barca e io edito da Iperborea, l'unica casa editrice che sceglie e pubblica grandi autori del nord d'europa. Il racconto di cui mi sono innamorata è "Il grande viaggio" e narra di due amiche che da sempre devono partire per fare il loro grande viaggio, che viene però rimandato di pagina in pagina. L'autrice, maestra dell'indagine dell'animo umano, traccia senza paura e con molta ironia le idiosincrasie del vivere umano, gli errori che si ripetono all'inifinito, i rituali che mettiamo in atto per difenderci da noi stessi e dalle persone che ci stanno più vicine. Leggetelo e anche voi vi innamorerete di questa grande scrittrice.
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sabato 9 giugno 2012
Risotto con punte d'asparagi, ricotta essiccata e noce moscata
Io ho usato gli asparagi verdi per questo risotto, ma comunque mi piace l'idea di caricare questa poesia, letta tanti anni fa per la prima volta durante un corso universitario di letterature postcoloniali. Ricordo che mi colpì: era una poesia erotica scritta da una donna indiana, dunque vi trovavo l'alterità di una cultura di un paese così lontano e insieme mi riconoscevo in un pensiero carsico riferito al corpo.
Così: la letteratura, gli asparagi e mi è tornata in mente questa poesia.
Asparago bianco
Chi parla mai delle forti correnti
che scorrono nelle gambe, nei seni
di una donna incinta
al quarto mese?
È giovane, è la sua prima volta
è snella e la nausea è passata.
La pancia comincia a farsi tonda
i seni prudono tutto il giorno,
ed è sorpresa che quello che vuole
è lui
di nuovo dentro di lei.
Oh vieni come un cavallo, vorrebbe dire,
muoviti come un cane, un lupo,
diventa un poppante cucciolo di leone.
Vieni qui, e qui, e qui,
ma nuota veloce e non ti fermare.
Chi parla mai del verde utero noce di cocco
i muscoli scoscesi, una profonda risacca
e il verde latte di cocco che sigilla
il suo pozzo, però scorre e la bagna
al suo tocco più lieve?
Chi capisce la logica
dietro questo desiderio?
Chi parla della montante marea
che risveglia
il suo sangue che lentamente ingrossa?
E la fame
cruda ossessione che nasce
dalla forma dell’asparago:
bianco per mancanza di sole e venato di ombre porporine,
ne compra tre chili
di quelli grossi, più spessi di qualunque dito,
ne accarezza le teste seriche
alcune allegramente incappucciate...
perfino l’odore la fa eccitare.
Sujata Bhatt
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