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venerdì 17 agosto 2012

Marmellata di more e scorzette/ Menzogna e sortilegio di Elsa Morante

Non so se vi è mai capitato di leggere un libro e di trovarvi, in quello stesso momento a vivere con un contorno che somiglia a quello del libro che state leggendo. Be', credo sia il massimo: l'immersione nella storia che si legge diventa talmente profonda, che è difficile, quando si tira su la testa, rendersi conto che si è nel 2012, in pieno progresso e villaggio globale.
Io sto leggendo Menzogna e sortilegio di Elsa Morante e per sfondo ho un antico casolare di campagna, nel paese di Mosciano Sant'Angelo (TE), un paese collinare a pochi chilometri dal mare. La villa è enorme, ci si può perdere nelle stanze o tra il giardino e i vigneti circostanti. Il colore predominante è il celestino o il bianco abbacinante del sole che entra nelle stanze; poi di sera il grigio bluastro dell'ombra lieve che porta una brezza fresca. Il tempo sembra scorrere lento e a me sembra di vedere e sentire le voci dei personaggi di fine Ottocento che popolano il romanzo e si intersecano con le memorie della gente che ha abitato questa casa, che mi guarda dalle foto in bianco e nero o dagli oggetti arrivati fin qui da un'epoca ormai lontana.

Un giorno, a pomeriggio inoltrato, ho preso Schwarzenbach - la mia biciclettina nera pieghevole che vedete nella foto- e sono andata in cerca di more percorrendo strade di campagna e aguzzando la vista in prossimità dei rovi che crescono sui cigli.
Questa marmellata ne è il frutto.

Vista del Gran Sasso da una stradina non asfaltata di Mosciano Sant'Angelo



Schwarzenbach, la mia biciclettina

More appena raccolte e marmellata!

giovedì 7 giugno 2012

Crema di piselli senza piselli





In questo momento di grande crisi, anche i baccelli possono diventare una gustosa zuppa, buona sia calda che fredda con un po' di yogurt. Questa è la stagione delle  verdure e della  frutta che preferisco, adoro i piselli, gli asparagi, le ciliegie e le fave che sono perfette con il mio pecorino comprato in Abruzzo a Castrovalva di cui vi ho già parlato in un altro post. Questa crema mi è venuta in mente dopo aver sbucciato chili e chili di piselli che ho messo in freezer pronti per tutti i sughi che farò in questi giorni. Avevo sul tavolo un mucchio di bucce e non avevo nessuna voglia di buttarle e così è nata la zuppa di piselli senza piselli.


giovedì 17 maggio 2012

Mezze maniche cacio e pepe con fave fresche


Dopo una corsetta in mezzo a piante e pollini (si fa doppio esercizio, così: si corre e intanto ci si fanno i muscoli sulle braccia a forza di grattarsi per le varie allergie) si torna a casa e ci attende una bella pasta primaverile, che sa tanto di centro Italia.
Se penso alle fave, penso a quelle belle piante verdi a cui stanno appesi i baccelli, che si vedono dalle strade di campagna un po' dismesse e mi investe il senso di solitudine pacifica, rimuginante e avventurosa da cane sciolto che di solito accompagna le passeggiate che si fanno sul far dell'estate.
E le associo subito a Sandro Penna.

Con il cielo coperto e con l'aria monotona
grassa di assenti rumori lontani
nella mia età di mezzo (né giovane né vecchia)
nella stagione incerta, nell'ora più chiara
cosa venivo io a fare con voi sassi e barattoli vuoti?
L'amore era lontano o era in ogni cosa?

Sandro Penna


martedì 8 maggio 2012

Ricotta affumicata al ginepro con boccioli di borragine sott'olio e nocciole tostate d'Alba




Continuiamo le ricette  con i formaggi acquistati in Abruzzo. Questa ricotta affumicata al ginepro è di una bontà assoluta, non so se avete mai avuto la fortuna di assaggiarla ma vi assicuro che è davvero deliziosa.
Se poi avete un'amica cuoca come Rablù che vi insegna a preparare i boccioli di borragine sott'olio allora l'aperitivo è pronto in pochi minuti ed è davvero buonissimo. In questo momento di crisi riuscire a cucinare anche ciò che di solito si butta è secondo me indispensabile.
Che fare mentre assaggiate questa meravigliosa ricotta? Io vi consiglio di leggere un bel libro. Sui monti mi ero portata  un  libro di una scrittrice poco nota considerata però dai critici la Virginia Woolf spagnola, Mercè Rodoreda. Il romanzo racconta attraverso le parole di una ragazza  semplice la sua crescita in una Spagna stravolta dalla guerra civile e dalla salita al potere di Franco. Per la Rodoreda è un romanzo d'amore dove però la vita di Natalia si intreccia dolorosamente con la storia.  Mercè Rodoreda dovrà poi  abbandonare la sua terra e per venti anni non riuscirà a srivere niente. Poi, per nostra fortuna, ha trovato le parole per raccontare la vita di questa ingenua ragazza, Natalia e della sua terra. La piazza del diamante è un libro che consiglio anche alle ragazze che hanno voglia di conoscere una loro coetanea molto lontana da loro per storia e vita, ma molto vicina a loro per sentimenti e voglia di viveve.



giovedì 3 maggio 2012

Torte salate con erbe di campo e pecorino




Appena tornata da un posto magico e incredibilmente incotaminato dal turismo di massa: Castrovalva. Ho deciso di preparami un po' di torte salate con le erbe di campo che si raccolgono in questi giorni di pioggia e di primo sole. Le erbe possono essre tante e le più svariate: dalla amarissima cicoria al tenero spinacio selvatico, dalle delicatissime  bietoline alla ruspante borraggine, dalla urticante ortica alla  saporita senape. Io solitamente prendo tutte queste verdure e le scotto un attimo in acqua e poi le faccio andare con un po' di olio, sale e aglio e sono così  pronte per infinite torte salate. In questa versione ho voluto aggiungere una particolarità, un pecorino acquistato proprio a Castrovalva, piccolissimo paesino incastonato nella meraviglia delle Gole del Sagittario. Il pastore e anche locandiere di una piccolissima pensione dove si mangia solo ciò che produce (Locanda nido d' aquila) ha 400 pecore che munge una volta all'anno (perchè come giustamente dichiara lui non si possono far fare agnelli in continuazione) e con questo latte appena munto prepara pecorini e ricotte che lascia stagionare per mesi tra le rocce di Castrovalva.  L'abitato è sito su uno sperone roccioso che si erge dalla Cresta di Sant'Angelo, a 820 metri sul livello del mare. Il paese conta 26 abitanti durante l'anno e 400 d'estate.
Maurits Cornelis Escher nel 1929 realizzò una litografia di Castrovalva che potete vedere qui sotto:




Vi assicuro che è una emozione unica arrivare e stare qualche giorno in questo luogo sperduto tra le rocce.

domenica 5 febbraio 2012

Taralli di San Biagio



Un'amica mi ha donato questa ricetta tradizionale che si prepara in alcuni paesi abruzzesi: i taralli di San Biagio che, per chi crede, si preparano il 3 febbraio per la ricorrenza del santo e si mangiano poi il giorno stesso e quelli a venire (visto che una caratteristica dei dolci tradizionali è che se ne preparano sempre in gran quantità, per poi magari regalarli).
Ho sempre trovato l'agiografia un tema interessante, perché ricco di simbologie, spunti, nomi di luoghi lontani, fatti incredibili, martìrii spietati. Una volta ricevuta la ricetta da Francesca mi sono dunque lanciata alla ricerca di qualche notizia in più su San Biagio, scoprendo che visse e fu martirizzato in Armenia (l'Armenia, una delle mie fissazioni!) sotto l'imperatore Licinio, poi le sue spoglie furono portate in Lucania e oggi viene venerato in molti paesi del centro e sud dell'Italia. Salvò la vita ad un bambino a cui si era conficcata una lisca in gola e da quel momento venne considerato protettore della gola.
Dunque proprio adesso io ne avrei bisogno, per il bruciore che sento e la tosse annidata nel petto che mi fa ridere con lo stesso rumore che farebbe una iena...
...è il prezzo da pagare per guardare una bellissima città innevata!

Questa è una ricetta per gente rilassata che si sa concedere un po' di tempo, perché ci sono lunghi tempi d'attesa per le lievitazioni. Posso dirvi però che negli intervalli potete fare quello che più vi piace e nell'attesa di 12 ore addirittura potete andare a dormire. Parola d'ordine: sapersi organizzare!

Potete abbinare i taralli ad un vino corposo come il Montepulciano d'Abruzzo Ipnosi 2007 che vedete nell'immagine), prodotto dalla cantina Biagi (sarà un caso?).
Purtroppo si è potuto scattare la foto solo di sera usando un flash e i colori ne soffrono un po'.

venerdì 6 gennaio 2012

Pizza ricoperta ai semi di lino con verza e ricotta




Il posto che vedete è una casetta di legno sui Monti della Laga, in Abruzzo, nei pressi del paesino di Pagliaroli. E' il luogo dove ho trascorso l'ultimo giorno dell'anno e il primo, due giorni votati alla selvatichezza. Accantonati i vestiti belli, i cibi sopraffini, le stanze riscaldate, i letti comodi e gli specchi, ho trovato i piaceri della vita rustica e dell'adattamento. Serata intorno al focolare, grigliata all'aperto al freddo secco della notte, dormita di gruppo in sacco a pelo, colazione dolce e salata, passeggiata tra i monti nell'aria cristallina.
Durante la sera, munita di una torcia da fronte perché c'era solo la luce del fuoco ho letto anche un libro che vorrei consigliarvi. Si intitola La lugubre gondola ed è una raccolta di poesie di Tomas Transtroemer, il poeta vincitore del Nobel. Ammetto che non avevo letto nulla di lui prima che vincesse il premio e ringrazio Lea per avermi regalato questo libro che contiene anche un lungo saggio davvero interessante di Gianna Chiesa Isnardi. Vi lascio qui di seguito una poesia di Transtroemer che non appartiene alla raccolta sopracitata ma mi piace molto, perché mi riporta al viaggio, alla fascinazione che ho per i treni e per l'altrove. E' sicuramente una metafora, questa poesia. L'ultimo verso mi incanta.

Stazione

Un treno è entrato in stazione. È fermo, vagone dopo vagone,
Ma nessuna porta si apre, nessuno scende o sale.
Ci sono veramente delle porte? Là dentro un brulichio
Di uomini rinchiusi che vanno su e giù.
E scrutano dai finestrini immobili.
Fuori lungo il treno cammina un uomo con un martello.
Urta le ruote che debolmente risuonano. Tranne qui.
Qui il rumore aumenta incomprensibilmente: un fulmine,
Il rintocco dell’orologio della cattedrale,
Il rumore della circumnavigazione del globo
Che solleva tutto il treno e le pietre umide dei dintorni.
Tutto canta. Ve lo ricorderete. Andate avanti.

Tomas Transtroemer


 La ricetta che vi propongo è una pizza ricoperta, adatta a pranzi e cene in posti che non dispongono di stoviglie e comodità varie!

lunedì 7 novembre 2011

Crema di castagne al rum: è novembre!




Oltre Pietralta, in un posto che si chiama Morrice, ci sono boschi e boschi di castagni. Stiamo parlando ancora dell'alto Abruzzo, luoghi un po' sperduti della provincia di Teramo.
In un giorno di pioggia autunnale, due miei amici hanno percorso le strade di montagna foderate di foglie umide, sono entrati nel bosco e hanno preso chili e chili di questi frutti un po' misteriosi ma anche buffi. Sono gli stessi alberi a offrirli: basta chinarsi a terra e raccoglierli, alcuni ormai nudi, altri ancora nei ricci spinosi.
E guardate che bella Amanita muscaria! Se ne trovate una, guardatela, gustatene i colori con gli occhi, ma non mangiatela, che seppur così bella è velenosissima!

Con queste castagne ho preparato una crema che si può spalmare sul pane a colazione, usare per una crostata o per il ripieno dei cioccolatini. Comunque è profumatissima e veramente golosa.

Una poesia di un mio amore: Mandel'stam

Un vento nero fa frusciare le foglie
che respirano confuse
e una rondine, tremando,
nel cielo oscuro traccia un cerchio.

Il crepuscolo che avanza
discutendo in silenzio
nel mio cuore tenero e morente
con il raggio che per ultimo sparisce.

E sopra il bosco quando fa sera
s'alza una luna di rame;
perché mai così poca musica,
perché mai un tale silenzio?

Osip Mandel'stam

venerdì 9 settembre 2011

Panzanella a modo mio / Berardino Perilli, pecore e endecasillabi


Cerco la casa cantoniera di Campotosto, sbaglio direzione più di una volta, incontro greggi di pecore che brucano i pochi ciuffi d'erba da un terreno secco, ma non trovo il gregge di Berardino, se non ben più tardi dell'ora fissata per l'appuntamento. Si sbaglia strada quando la conoscenza di certi luoghi, e di conseguenza la toponomastica, differiscono a seconda che si appartenga al gruppo degli autoctoni o a quello dei forestieri. Per me, forestiera pur se abruzzese proveniente dalla stessa provincia, Campotosto è una zona estesa, che comprende paese, lago, strade; per Berardino, che ci è nato, Campotosto - se detto così- è SOLO il paese.
Da quando finalmente riesco a trovarlo, per un'ora e mezza mi parla ora della vita da pastore iniziata sessant'anni fa, ora di piante, di animali, dell'Orlando furioso, della Gerusalemme liberata, dei poeti italiani del Risorgimento, di Trilussa, degli studi che ha potuto fare (la quinta elementare) e delle letture che poi ha fatto da solo, del primo vocabolario che si è comprato, dei libri che ha amato. Tutto insieme. Intervalla il racconto con la recitazione di ottave o terzine di endecasillabi da lui composte da tanti anni a questa parte. Il flusso è quello della narrazione orale che da una parola di un discorso prende il via per passare ad un altro, tendendo un filo che va dall'inizio alla fine della conversazione, dal mio primo "Salve" al "Ci vediamo presto per una cena" con cui ci congediamo.
Berardino Perilli, 75 anni, è uno dei pastori e poeti a braccio di una tradizione abruzzese e laziale iniziata chissà quanti anni fa e ha il fascino di uno che parla solo di ciò che ha ben osservato e la cui capacità mnemonica mette quasi soggezione. Un incontro che ricorderò a lungo.
E visto che siamo in tema di 150° anniversario dell'Unità d'Italia, trascrivo i versi del Giusti oggi citati da Berardino:

Il Buonsenso, che già fu caposcuola,
ora in parecchie scuole è morto affatto;
la Scienza sua figliuola
l'uccise, per veder com'era fatto.

Giuseppe Giusti, Epigrammi


E per gli ultimi sgoccioli di sole e afa, vi propongo questa ricetta leggerissima, attingendo dalla tradizione della cucina povera toscana.



giovedì 11 agosto 2011

Peperoni con l'uovo - Spuntino pomeridiano in barca


Fulvia veleggia placida a largo di Giulianova, Cologna e Roseto degli Abruzzi. C'è un leggero Scirocco che spira da Sud-Est e Maria Elettra, il suo capitano, sta al timone e intanto fa considerazioni sul vento, racconta delle tante tipologie di onde che esistono, narra di una traversata verso la Croazia e srotola affascinanti carte nautiche. Il sole forte del pomeriggio si va smorzando in un tramonto di rossi tenui e poi cala la notte. Con la prima stella della sera rientriamo in porto, morbidi sull'acqua.

La ricetta è tipica abruzzese e Mariella l'ha preparata per i crostini che abbiamo gustato con una birra croata molto amara!


 Due sogni

Due sogni. Il primo chiedeva,
come è ora il tuo viso:
è ciò che il tuo labbro diceva,
o che singhiozzando fu osato
all'imbrunir della luce?

Più chiaro il secondo ti vide:
una rosa o un trifoglio
tenero, dolce, - un mirabile
primigenio custode di mondi
delle marine forme di conchiglia.

Dovrà ancora un terzo venire?
Greve questo sarebbe di pena:
sogno dalla conchiglia albeggiato,
dai flutti rapita conchiglia,
via, verso un altro mare.

Gottfried Benn

giovedì 4 agosto 2011

Orate al cartoccio con ripieno saporito di mandorle, olive nere e pan grattato


In certi posti di mare sulla costa adriatica in un quarto d'ora di spostamenti in bicicletta si fa tutto: la colazione da Mauro (Via Archimede 49 - Tortoreto Lido ), il giornale, la cartoleria per penna e fogli, le Poste e infine il pesce fresco per il pranzo. Intanto il sole, in questo agosto abruzzese, va e viene, la spiaggia resta un luogo che si staglia all'orizzonte, la pelle si conserva nipponicamente candida e i bagni sono così rari da rivestirsi di un alone di magia e meraviglia e finire per assomigliare, nella fantasia, più a nascite di Venere che a ciò che sono: uno sguazzare in acque un po' torbide su fondi sabbiosi alla mercé di medusette e ragnòli.
Oggi ho comprato due orate e le ho preparate alla maniera dei pigri: al cartoccio. Di cartocci se ne possono inventare infiniti tipi  e questo con le mandorle, le olive, il prezzemolo e l'aglio è uno e -parola mia- è da leccarsi i baffi (chi non ce li ha?!?).

Una poesia di Mandel'stam, poeta russo in cui mi sono immersa in quest'ultimo periodo.
Qui la sua fascinazione per Roma.


Natura è uguale a Roma, e la riflette un'Urbe
del cui civico imperio ravvisiamo le immagini
nell'aria trasparente, come in un circo azzurro,
lungo un fòro di campi, un colonnato d'alberi.

Natura è uguale a Roma, e che motivo esiste
di reinquietare gli dèi invano? Per gli auspici
sulla guerra ci sono interiora di vittime;
e schiavi per il silenzio, pietre per gli edifici.

Osip Mandel'stam

lunedì 1 agosto 2011

I biscotti di Maria Luisa - Scanno (AQ)


A volte noi di Pampelmuse ci incontriamo in qualche speciale altrove. Stavolta nell'Abruzzo più interno, sulla Maiella, la montagna madre piena di eremi e misteri.
Così, in tre giorni, abbiamo percorso le strade che ci hanno portate dal mare a Cocullo, il paese dei serpenti, dove abbiamo pranzato al sacco con olive all'ascolana e pane e formaggio fritto; poi Scanno, il paese fotografato da Henri Cartier-Bresson e Giacomelli (qui sopra una donna nel vestito tipico di tutti i giorni, fotografata da me!), poi a Castrovalva, il paese disegnato da Escher e in seguito lungo la Ss 17 fino a Santo Stefano di Sessanio, Campo Imperatore e infine L'Aquila.
A Scanno abbiamo avuto la fortuna di pernottare nello splendido B&B Le Rocce di Scanno, incastonato nella pietra in mezzo al bosco, e Maria Luisa, la proprietaria, che prepara una gustosissima colazione di muffin, marmellate, succhi di frutta e burro fatti in casa, ci ha regalato la ricetta dei suoi fantastici biscottini.
Ve la lascio, insieme a qualche foto della casa e alla poesia che ci ha detto di amare di più.


 

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita’.

Martha Medeiros (impropriamente attribuita a Neruda)

sabato 18 giugno 2011

Torta con erbette varie dell'orto sinergico di Prunaro


Questa torta d'erbette è fatta con le mie prime bietole dell'orto sinergico di Prunaro e con tutte le erbe aromatiche che mi hanno regalato gli altri ortolani: timo, salvia, borraggine... L'orto sinergico è un modo diverso di coltivare le verdure che tiene conto delle sinergie che si possono creare tra le piante, e per me anche tra l'uomo e la terra. Fare un orto significa entrare davvero in contatto con la terra e scoprire il grande piacere di vedere le tue piantine nascere e crescere. E alla fine massima goduria nel cucinare ciò che hai piantato e curato. Senza contare che serve anche a calmare lo stress! Nell'orto sinergico di Prunaro si ha anche il piacere di conoscere belle persone, di condividere i saperi sull'orto (e non solo) e spesso di scambiarsi anche le belle verdure che crescono, oltre che i semini. Per questa ricetta ho provato a fare una pasta brisè che ho trovato su "Saveurs" e che consiglio a tutte perchè è semplice ma molto buona e croccante come piace a me. E le verdure di quest'orto hanno un sapore davvero diverso.

domenica 24 aprile 2011

Chitarra alla teramana con le pallottine/ Il mistero del guerriero


Se vi capita di passare per l'Abruzzo vi consiglio di fermarvi per magiare qualcosa e bere Montepulciano ma anche per andare a vedere il misterioso Guerriero di Capestrano, conservato al Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo di Chieti. E' una scultura forse appartenente ad un monumento funerario del VI sec.a.C. E' il simbolo dell'Abruzzo, insieme all'orso e al lupo. Quella che vedete qui sopra è la sua ombra, quasi viva, sulla parete della stanza che lo ospita, nel nuovo allestimento di Mimmo Paladino. Suggestivo, soprattutto se non c'è nessuno e potete starvene per un po' soli con lui nella stanza.

Non può mancare una ricetta della mia tradizione!


Vi propongo la ricetta della chitarra alle pallottine come si fa a casa mia, un po' più leggera di quella tradizionalissima fatta con carne di castrato, ma comunque saporita e gustosa...

martedì 15 febbraio 2011

Mandorle dolci e salate-Case per la poesia 2


Domenica 13 febbraio, subito dopo l'entusiasmante manifestazione "Se non ora, quando?" che ha visto il centro di Bologna riempirsi di migliaia di persone, donne, uomini, adulti, bambini, anziani e che ci ha concesso una boccata d'ossigeno nel nero italiano di questi mesi, si è tenuto il secondo incontro del progetto Case per la poesia e anche stavolta Pampelmuse c'era! Nei pacchettini che vedete qui sopra si nascondono mandorle tostate salate e mandorle dolci allo zucchero, i cosiddetti Sassi d'Abruzzo.
Il pomeriggio è stato molto piacevole, calmo e intenso allo stesso tempo.
Hanno letto i poeti Patrizia Dughero, Mariagiorgia Ulbar e Sergio Rotino e qui di seguito vi posto tre delle poesie lette.

                                                                                                   nell’apparato scheletrico
                                                                                                                           da lì sgorga il sangue


Muti come conigli


Sono nell’aia della macelleria di nonna.
E’ settembre, mamma ha il pancione,
deve partorire prima di Natale.
Non so se farà un fratellino
o una sorellina e non so cosa preferire.
Sicuramente andrebbe bene una come la sorella
della Silvana. Ha quasi tre anni,
ed è anche meglio della Silvana
per giocarci.
Arriva Guido, un omone che aiuta nonna. E’ burbero
ma non mi ha mai fatto paura.
Si avvicina alla gabbia dei conigli.
Loro stanno lì silenziosi,
muovendo continuamente la bocca.
Anch’io inizio a muovere la bocca
come loro e annuso l’aria.
Sembra che Guido non mi veda
mentre me ne sto lì a muovere la bocca
e annusare l’aria come un coniglio.
Ne prende uno dalla gabbia e si avvicina
lo tiene per le orecchie e allora
sembra mi guardi. Che tutti e due mi guardino.
Non faccio in tempo a salutarlo
lui prende un coltellaccio dal bancone
sotto il portico.
Smetto di muovere la bocca  e annusare l’aria.
Anche il coniglio ha smesso di muovere la bocca
crede che stando così fermo, come se fosse già morto,
non può succedergli niente.
Imparo da lui.
L’omone gli passa il coltello attraverso tutta la gola.
Spruzzi di sangue. Fa in tempo a raccoglierlo
nella bacinella che è sul tavolaccio.
Ora ho capito a che serve. Un lampo sul corpo morbido
ancora peloso.
Lacrime dolci come il sangue.
Lo sento ancora squittire. Lo sentirò per molto.
Guido mi chiede se ho avuto paura.
Rispondo in silenzio scotendo la testa.
Il sangue ha sapore dolce disgustoso e un odore che punge.
Ora sono sicura, vorrei una sorellina.

Patrizia Dughero

**

Ho visto le balene una notte
arenate nei pressi di uno stagno.
Tu dormivi teso nel respiro
ed io vegliavo, tesa anch'io ma senza sonno.
Dormivano loro per sempre o
quasi per sempre
una almeno, mezzo respiro e un soffio più sottile.
E tra noi e loro solo il buio
e l'acqua immobile
e secoli di sconoscenza
di vita animale perduta
di vivere per cibo e per stanchezza
e vastità che non sappiamo immaginare.
Siamo tra la camera e lo stagno
 e come ci arrivammo non si sa;
nessuna differenza, nessuna, amore,
due morti e due vivi per poco soltanto.

Mariagiorgia Ulbar

**

luglio, 03.00 am

il buio brancolìo di chi ha sete
e muove dai lenzuoli verso mete nebulose
unreported inbound troppo facile
non è cosa
le vibrazioni del frigo allora
transponder casalingo che mette in risonanza mobilio con bisogno
da lì per un sentiero fresco di piastrelle la memoria conduce al piano di
[lavoro
poi ecco il pensile scrigno dei tesori ecco l’acqua stagnante offerta
[dall’acquaio
la strana consistenza del bicchiere sotto i denti
mentre perfide affiorano le paure
metafore del non sapere quale sia il tracciato la vita l’universo
insomma tutto quanto è necessario perché si torni al giusto sonno dei
[viventi
svuotare la mente dentro qualcosa
illuminando quel niente approssimato alla speranza per difetto
questo pensiero al termine della notte avanza
costrutto più vero di ogni altro vero

Sergio Rotino


martedì 1 febbraio 2011

Parrozzo


Questo è un dolce che solitamente in Abruzzo si prepara nel periodo di Natale ma secondo me è perfetto per tutto l'inverno. E' un dolce poco smorfioso, senza creme e cremine, piuttosto spartano, che riprende i dolci della tradizione contadina che si preparavano con la farina di mais (da questo il colore della mollica).
Vi avviso: non è una passeggiata, o meglio, si impasta facilmente ma la cottura è un po' delicata, soprattutto perché è un dolce quasi senza lievito che però deve venir fuori soffice soffice. E come si fa??
Ve lo spiego io, fidatevi.
Bisogna solo tener presente che la tipica forma a cupola è data dall'utilizzo di un tegame particolare che si acquista in Abruzzo ovunque e altrove nei negozi specializzati in attrezzi da cucina. Se proprio non riuscite a trovarlo, nessuno vi impedisce di fare lo stesso dolce in un altro tipo di teglia! Sarà un parrozzo alternativo, che male c'è? Non sono integralista, vi lascio fare...
Il tegame è questo:


Prima della ricetta vi lascio la mia solita poesia.

 I giorni della merla bianca

 O merla che eri pura e bianca
 senza paura dell'inverno,
di battere l'ala mai stanca
tra gli alberi aridi e in eterno.

Nell'aria fredda felice tu eri
con il tuo bel merlo serena,
 ma un giorno diventaste neri
di pensieri e terra di pena.

Gabriella Sica

martedì 21 dicembre 2010

Zuppa di lenticchie alla teramana con pane fritto


Una zuppa di lenticchie come si fa dalle mie parti, secondo la ricetta di Normanno, il droghiere del pizzicagnolo più antico di Teramo, un posto che tutti chiamano "Ceci e fagioli", pieno di casse di baccalà, vasi di mandorle, pezzi di cedro candito e sacchi di farine e legumi. Questa zuppa ha quel gusto che fa subito inverno. L'inverno che inizia oggi...e pensare che io ne avrei già quasi abbastanza!
Sopravviveremo, basta affidarsi al pensiero che questo è il giorno più breve dell'anno e in tutti i prossimi ci sarà anche un solo secondo in più di luce di quanta non ce ne sia oggi.

Aspettiamolo questo
anticiclone delle Azzorre,
aspettiamolo. Non c'è altro
da fare: i pesci non si fanno
pescare, hanno preso fondo,
si rivoltano nel mare;
d'uccelli non farmi parlare,
come lombrichi, si son messi
a scavare.
C'è un'aria immobile
da far paura: questa fine
del mondo, quanto dura?

Nico Orengo

mercoledì 6 ottobre 2010

Marmellata d'uva Montepulciano (d'Abruzzo)


































Per me, che sono nata in Abruzzo, la marmellata d'uva è solo, esclusivamente, la marmellata di uva Montepulciano, cioè preparata con quei grappoli di color blu polveroso che poi diventano il vino che tutti conosciamo. La ricetta che vi propongo può essere realizzata anche con altri tipi d'uva, però dalle mie parti si prepara così, nera e densa, e poi si usa per le crostate e a Natale per preparare i dolci tipici della tradizione, ma a me piace molto anche mangiarla spalmata su pane tostato, insieme ad un velo di burro.
Io devo ringraziare dei bellissimi vigneti della zona di Mosciano Sant'Angelo (Te) per i grappoli, ma per chi volesse provarsi a prepararla, consiglio di prendere l'uva dai contadini o dai fruttivendoli (questo per chi sta in Abruzzo), oppure di comprare dell'uva da aziende tipo Agriverde, di cui parlava la nostra Lea e, se non si trova il tipo Montepulciano, scegliere un'uva scura ad acini piccoli (ad esempio l'uva fragola).

Oggi è un giorno assolato ed io ho pensato di andare a cercare pace in una zona dalle parti di Trebbo (in provincia di Bologna) dove una volta sono stata con Lea. Consiglio a chi è nelle vicinanze una passeggiata lì, c'è un po' di boschetto, un po' di campagna, un paio di casolari abitati da giovani selvaggi e in paese un piccolo bar vecchio con il caffè buono e le buste di patatine fritte appese in un angolo.

Tra andarsene e restare è incerto il giorno,
innamorato della sua trasparenza.

Il pomeriggio circolare si fa baia;
nel suo calmo viavai si mescola il mondo.

Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è inafferrabile.

Le carte, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all'ombra dei loro nomi.

Nella mia tempia il battito del tempo ripete
la stessa testarda sillaba di sangue.

Dell'indifferente muro la luce fa
uno spettrale teatro di riflessi.

Mi scopro nel centro di un occhio;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.

Si dissipa l'istante. Immobile.
Vado e vengo: sono una pausa.

Octavio Paz


lunedì 9 agosto 2010

Panini "inglesi" in Val Maone


Un pranzo al sacco è l'occasione per preparare leccornie tascabili di tutti i tipi.
Questi panini hanno il gusto dell'Inghilterra, quel sapore inconfondibile di bacon e marmellatine speciali che staziona nel palato a lungo, anche dopo l'ultimo morso. Sono buonissimi con un bicchiere di vino rosso allungato con acqua fredda (è molto dissetante)!
In montagna il vino e l'acqua nella borraccia ce li avevo, i panini erano un po' diversi, ma questa è l'occasione per darvi un'idea per i picnic estivi.


La Val Maone, in Abruzzo, è, in due parole, semplicemente un "bel posto". Una valle piuttosto verde orlata di boschi e attraversata dal Rio Arno. Da un lato e dall'altro, due pachidermi grigioargentei con le vette di denti aguzzi e i falchi in volo circolare. Il sole a picco e il vento freddino persino in agosto, che se anche la nostra pelle brucia, il vino e l'acqua nello zaino conservano la temperatura. Si cammina per ore, bosco, poi pietre, poi erba, di nuovo pietre, muschio, greto di un ruscello in secca, roccia. Fatica che sale fino a che non si rompe il respiro, una volta trovato il proprio ritmo. Silenzio estremo, chi resiste a provare l'effetto dell'eco?! Sui lati della mulattiera che si percorre, terra smossa dai musi dei cinghiali, tane, grotticine. Sembra non esserci nessuno. Solo fiori strani, dai colori lisergici, gli odori esotici o le creste punk e insetti, piccoli mostri rilassati. Gli animali ci sono, da qualche parte. Questa è la regione delle aquile, degli orsi e dei lupi: difficile che si mostrino, ma si sa che ci sono.
E' bello il calcolo delle distanze in minuti e ore di cammino, gli incontri sporadici con qualche altro camminatore e l'essenziale e amicale "buongiorno".
Quanto c'è da qui al rifugio? Questa è l'ultima fonte d'acqua che si incontra, calcoliamo di farcela bastare. Guarda quella nuvola dietro la vetta: da che parte si sposta? Porta la pioggia? In quanto tempo si chiuderà con l'altra? Si continua o si torna? A quanto il rifugio? Calcoliamo. Ho fame. Riposiamoci. Scolliniamo, ci siamo, è lì dietro. Manca poco.

Vi consiglio il libro Caccia al Cristo di Paolo Morelli, Ed. DeriveApprodi.


lunedì 21 giugno 2010

Sarde e peperoni


Solstizio d'estate con pioggia e freddo, ma comunque solstizio d'estate. Nel colmo di giugno, nei campi assolati pieni di polvere, cosa mangiavano i contadini delle mie parti? Peperoni fritti e sarde fritte tra due fette di pane. Bicchiere di vino, sonnellino sotto un albero, vicino al cane similmente addormentato e poi di nuovo al lavoro.
Bisogna avere uno stomaco resistente, ma vi assicuro che questa ricetta merita!

Congresso internazionale della paura

Provvisoriamente non canteremo l'amore
che si rifugiò più in basso dei sotterranei.
Canteremo la paura, che sterilizza gli abbracci,
non canteremo l'odio perché questo non esiste,
esiste solo la paura, nostro padre e nostra compagna,
la paura grande del sertao, dei mari, dei deserti,
la paura dei soldati, la paura delle madri, la paura delle chiese,
canteremo la paura dei dittatori, la paura dei democratici,
canteremo la paura della morte e la paura del dopo la morte,
e poi moriremo di paura
e sopra le nostre tombe nasceranno fiori gialli e paurosi.

Carlos Drummond de Andrade